Edito da Effedì Edizioni, con l’intervento del Dott. Luca Mercalli e del Prof. Gabriele Ardizio.

    Il 9 dicembre 2020 il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese ha compiuto 70 anni dalla sua costituzione. Per celebrare questo evento è stata pubblicata una raccolta fotografica, di taglio divulgativo, che racconta le tappe fondamentali dello sviluppo agricolo e socioeconomico della Baraggia. Il Presidente Dino Assietti spiega: “ci è sembrato doveroso celebrare questa ricorrenza con la popolazione locale. Purtroppo, l’emergenza Covid19 ci ha impedito di realizzare eventi aperti al pubblico. Così si è pensato ad un libro che potesse arrivare alle persone in tutta sicurezza. All’interno si trova un QR code che rimanda al video istituzionale del Consorzio, anche questo basato sulla storia e sulle opere in Baraggia”.

    Nel 1929 la Baraggia fu classificata come comprensorio soggetto a trasformazione fondiaria, in quanto considerata una delle 8 aree più depresse d’Italia e la più depressa in Piemonte. Il suo territorio fu delimitato con il Decreto n.1458 del 2 maggio 1931 a firma di Arrigo Serpieri, lo stesso Serpieri che prestò il proprio nome all’omonima Legge n. 215 del 13 febbraio 1933 sulle bonifiche integrali, ancora vigente oggi e conosciuta appunto come Legge Serpieri. La sua superficie si estende su circa 44.000 ettari di territorio piemontese, che partono dalla periferia nord di Vercelli e salgono fino alle Alpi Biellesi, ai piedi del Monte Rosa, mentre a est è delimitato dal fiume Sesia a ovest dal torrente Elvo. Di questo comprensorio fanno parte 36 comuni, 18 nella provincia di Vercelli e 18 nella provincia di Biella. Dopo quasi un ventennio, il 9 dicembre 1950, venne costituito il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese con il decreto n. 3862 a firma dell’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, un segno di svolta nella storia della Baraggia e del suo sviluppo agricolo, sociale ed economico.  

    Le fotografie che compongono il libro testimoniano la presenza delle opere infrastrutturali realizzate dal Consorzio nei 70 anni di attività. Dai primi interventi destinati alla costruzione delle strade di collegamento tra comuni, all’elettrificazione dei centri rurali fino alla realizzazione dell’acquedotto, si giunge alle più imponenti opere idrauliche e irrigue. Come spiega il Presidente Dino AssiettiLo sviluppo dell’agricoltura in Baraggia si deve non solo allo spianamento dei terreni, duri e asfittici, e alla meccanizzazione agricola, ma soprattutto alla disponibilità di acqua ad uso irriguo, derivante dal fitto e ingegneristico sistema che collega invasi, rogge e canali ai campi agricoli. I tre invasi dell’Ostola a Masserano, della Ravasanella a Roasio e dell’Ingagna a Mongrando, sono l’esempio più significativo del complesso sistema di opere idrauliche che permette il funzionamento del ciclo dell’acqua nella Baraggia Biellese e Vercellese. Un sistema che ha trovato il suo riconoscimento a livello internazionale e nel settore agrolimentare con la prima DOP del riso italiana, il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese”.

    La maestosità della Baraggia agricola lascia spazio anche alle riserve naturali, dove si conserva autentica l’ultima savana d’Italia, mentre una testimonianza preziosa del ricco e sfaccettato panorama storico e artistico della Baraggia si trova nei borghi e nei castelli, come il Ricetto di Candelo e il Castello Consortile di Buronzo. Questi e altri sono descritti in un capitolo dedicato.

    Edito dalla casa editrice vercellese Effedì Edizioni, il libro è corredato da fotografie e documenti storici, provenienti dall’archivio del Consorzio, e scatti prodotti dal fotografo Donatello Lorenzo, specializzato nella fotografia di risaia. Il libro è corredato dagli interventi del Prof. Gabriele Ardizio, curatore del Castello Consortile di Buronzo, e del Dott. Luca Mercalli, meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico e accademico italiano di fama nazionale. I testi sono a cura di Valentina Masotti, già autrice di pubblicazioni legate al settore risicolo e agroalimentare.

    Il libro è già in distribuzione presso le principali librerie di Vercelli, Biella e Novara, oltre che sui principali digital stores (Amazon, IBS, Mondadori Store, Feltrinelli, ecc.)

    Ecco l'elenco delle librerie:

    VERCELLI
    Libreria Giovannacci
     
    BIELLA
    Libreria De Alessi (Mondadori Store)
    Libri n.1 (Centro Commerciale Orsi)
     
    NOVARA 
    Lazzarelli (Mondadori Store)

    Copertina libro baraggia

    Turismo sostenibile abbinato ad eccellenze enogastronomiche. Il concept vincente, realizzato da Armonie in Corte insieme a Bikesquare, si è distinto alla Borsa Internazionale del Turismo a Milano 2020

    Tutto inizia a dicembre 2018 nel cuore di Buronzo, in uno degli edifici del castello consortile trasformato nel ristorante Armonie in Corte da Anna Maria Corrado. Insieme alla guida turistica Giulia Varetti decide di provare a lanciare il progetto “Bikesquare”, introducendo la possibilità di noleggiare biciclette elettriche in Baraggia, mettendo a disposizioni percorsi esperienziali disponibili su una App per smartphone. La Baraggia ricordiamo è stata inserita nelle aree Sic - Siti d'Importanza Comunitaria - Rete Natura 2000 del Piemonte.

    “Le prime domande, per capire le esigenze del pubblico e degli operatori turistici, le abbiamo fatte alla BIT 2019, dove con Bikesquare avevamo una postazione nell'area dedicata alle start-up turistiche” racconta Anna Maria Corrado. “Poi abbiamo organizzato un open day di 3 giorni ad Armonie in Corte, a Buronzo, per raccogliere le testimonianze, i valori e le richieste del territorio della Baraggia dalla voce degli abitanti stessi”.

    Con tante informazioni, tante richieste, tanti incoraggiamenti parte quindi il lato pratico: il 7 marzo 2019 due auto del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, con a bordo una ristoratrice, una guida turistica specializzata nelle terre del riso piemontesi e lombarde e un sindaco di Baraggia (l'allora sindaco di Rovasenda Giuseppe Delmastro), si muovono con un registratore GPS e percorrono diversi itinerari ad anello che, con durate e chilometraggi diversi, partono da Buronzo, fanno scoprire il territorio e fanno rientro nel borgo.

    “A questi primi itinerari tracciati abbiamo dato un titolo, una descrizione generale e i dettagli dei punti di interesse” racconta Giulia Varetti “inserendo il territorio BARAGGIA sul portale Bikesquare e sulla relativa app per i percorsi autoguidati. Le fotografie a corredo di questi testi sono state fornite dal Consorzio, permettendoci di raccontare anche per immagini quanto sia unico e straordinario questo territorio, che va dalle risaie dell'unica DOP del riso all'ultima porzione di savana protetta dalla riserva”.

    Qualche mese dopo, sempre con il supporto del Consorzio, delle guide naturalistiche del Centro Atlantide e degli studenti del corso di “Accoglienza e Promozione” del CIOFS di Vercelli, si fanno altre due uscite, tracciando nuovi itinerari e definendo ulteriori punti di interesse. Non si tratta solo di monumenti o aspetti artistici e architettonici, gli itinerari raccontano l'ambiente, le aziende agricole, la coltivazione del riso, il sistema delle acque e dei canali, la presenza straordinaria delle cicogne (su questo argomento, in collaborazione con Lipu Biella e la community Instagram IG Piemonte e IG Vercelli Biella, nasce il CicognaDay in bicicletta).

    Il presidente del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, Dino Assietti, è certo che il territorio di Baraggia abbia notevoli potenzialità turistiche: “Stiamo parlando di un territorio di antiche origini, ancora visibili nella Riserva Naturale delle Baragge, anche conosciuta come l’ultima “savana d’Italia”. Non mancano inoltre le testimonianze architettoniche medievali, come il Castello di Buronzo e il Ricetto di Candelo, considerato una vera e propria Pompei del Biellese, oltre ad altri numerosi castelli e borghi antichi. Il progetto Bikesquare coniuga perfettamente la promozione delle attrattive naturali e storiche della Baraggia con le eccellenze enogastronomiche del territorio, come il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, l’unica in Italia”.

    Ripercorriamo le vicende della gente di Baraggia e della sua risicoltura unica al mondo. Una DOP, la prima del riso in Italia, che vanta cultivar storiche come l’Arborio. Un riso Made in Baraggia nato da madre americana.

    Gli abitanti della Baraggia di inizio ‘900 sono considerati veri e propri pionieri. Gente che con impegno e coraggio riuscì nell’impresa di trasformare una zona improduttiva in un territorio di eccellenza unico in Italia, dove oggi si coltiva l’unico riso DOP, il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese.

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    Anni '50. Animali al pascolo nella Baraggia di Masserano.

    Quella intrapresa in Baraggia fu un’agricoltura eroica, in un territorio di antiche origini, dove la presenza di altipiani e terrazzamenti naturali impediva l’approvvigionamento idrico, soprattutto nelle zone a monte dei corsi d’acqua. La composizione dei terreni, per lo più duri, asfittici e argillosi, e un paesaggio composto principalmente da vaste praterie alternate a brughiere rendevano questa terra difficile da coltivare. L’arretratezza dell’agricoltura e la povertà diffusa accesero l’ingegno della gente di Baraggia: nell’arco del ‘900 alcuni agricoltori si dedicarono a lavori di ricerca e selezione in campo agronomico con risultati che furono fondamentali per lo sviluppo dell’intera risicoltura italiana. A partire dalla fine del 1800 vennero selezionate in campo alcune varietà di riso storiche, come il Ranghino del 1887, da Vitale Ranghino a OIdenico, e la varietà Greppi (1906) da Guglielmo Greppi di Casanova Elvo. Dopo il 1925, con la scoperta della fecondazione incrociata del riso da parte del professor Sampietro della Stazione Sperimentale di Vercelli, i risicoltori di Baraggia iniziarono a incrociare i semi di diverse cultivar per ottenere nuovi risi. La produttività e la resistenza in campo erano le caratteristiche più ricercate, soprattutto in una terra dalle condizioni difficile e dal clima piuttosto rigido, ma non trascurarono l’appetibilità delle nuove varietà. L’evoluzione dei gusti dei consumatori dalle classiche minestre popolari a preparazioni più asciutte, come il risotto, portò i costitutori a selezionare chicchi più grandi e consistenti.

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    Giovanni Roncarolo, uno dei più grandi creatori di varietà di riso della Baraggia, ma anche fervido poeta nel poemetto "Il canto del grano". Stampato il 28 aprile del 1956, fu dedicato al figlio Italico affinché si appassionasse "con tanta dedizione all'amore della terra a continuazione dell'opera paterna".

    Proprio in Baraggia nacque il riso Arborio, selezionato da Domenico Marchetti nell’omonimo paese nel 1946. L’incrocio avvenne tra due genitori di importanza storica: il Vialone, che aveva già dato origine nel 1937 al Vialone Nano, e Lady Wright, una varietà di origine americana, importata negli anni Venti, che fu cruciale per la nascita dei risi italiani da risotto. Ancora oggi l’Arborio vanta il chicco più grande tra tutti i risi italiani da risotto e fa parte delle cultivar selezionate dalla DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese. Il territorio di Baraggia, grazie alla DOP, garantisce la coltivazione della cultivar originale.

    Nel 1964 nacque Rosa Marchetti, un riso dal chicco più piccolo e cristallino, perfetto per le minestre della tradizione, battezzato dal Marchetti in onore dell’amata moglie Rosa. Tra i risicoltori storici della Baraggia ricordiamo anche Silvio Baldi di Salussola con il Rosso Gorei (1922), Giuseppe Barbero di Oldenico con il Barbero (1929), Francesco Battezzato di Greggio con il Battezzato (1935), Pietro Corbetta di Rovasenda con il Precoce Corbetta (1954) e Giovanni Roncarolo di S. Giacomo Vercellese. Tra le diverse varietà di risi storici selezionati tra il 1924 e il 1948 ricordiamo in particolare il Vercelli Gigante Inallettabile, selezionato nel 1936 alle Cascine San Giacomo, predecessore dell’attuale presidio Slow Food Gigante Vercelli.

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    A destra, nel 1954, Arturo Cesano con il campionissimo Fausto Coppi durante un incontro al Vigorelli di Milano.

    Insomma, la storia della risicoltura in Baraggia si fonda sulla sua gente, che ha reso grande questa terra con una dedizione speciale. Arturo Cesano di Buronzo arrivò addirittura a inventare nel 1951 la corsa ciclistica del riso: eccolo in una foto insieme a Fausto Coppi nel 1954.  Cesano può essere considerato il personaggio di Baraggia che anticipò di mezzo secolo la visione politica di valorizzazione dei prodotti agricoli del territorio, puntando sulla qualità del riso di Baraggia. Fu sempre lui a lanciare lo slogan “Preferite i risi della Baraggia Biellese e Vercellese che sono i migliori del mondo”, divenendo precursore di un sogno che si sarebbe realizzato solo nel nuovo millennio: la nascita della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, dal 2007 l’unica DOP del riso in Italia e la prima in Europa.

    riso dop

    Nel corso dei secoli le famiglie nobiliari avevano intuito le potenzialità della Baraggia e della coltivazione del riso. Il problema era portare l’acqua ai campi. Ecco come si ingegnarono nel ‘900 i pionieri della bonifica.

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    L’introduzione dell’agricoltura in Baraggia rappresenta un unicum in Italia. Nel XX secolo la Baraggia, per le condizioni di povertà e l’estrema difficoltà di coltivazione delle sue terre, era considerata una delle 8 aree più depresse d’Italia e la più depressa in Piemonte. Nel 1929 il suo comprensorio venne delimitato e due anni più tardi fu classificata tra i territori soggetti a trasformazione fondiaria.

    Un passo cruciale nella storia dell’evoluzione della Baraggia, che però a nulla sarebbe servito senza la voglia di riscatto, l’ingegno e la capacità di adattamento dei suoi abitanti. In quegli anni i pionieri di Baraggia accettarono la sfida di redimere la propria terra. L’agricoltura e in particolare la risicoltura ebbero un ruolo fondamentale.

    Già nel ‘700 le famiglie nobili della Baraggia avevano capito che quei terreni duri e incolti, ricoperti di brughiera, si potevano coltivare solo se rimanevano umidi. Il riso era una coltura perfetta a questo scopo. Risale al 1609 il documento che attesta la richiesta da parte di Giulio Cesare Avogadro dei Signori di Vigliano e Valdengo al Duca di Savoia per la coltivazione del riso nel comune di Balocco, nel cuore della Baraggia. C’era però un grosso problema legato alla risicoltura: oltre al clima rigido e alle escursioni termiche, si era impossibilitati ad apportare l’acqua per l’irrigazione, a causa della naturale presenza di altipiani e terrazzamenti.

    Fu nel corso del ‘900 che iniziarono i primi veri lavori di bonifica, grazie  all’eroico lavoro manuale dei suoi abitanti, definiti per questo pionieri di Baraggia.

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    Un tipico esempio delle camere di risaia in Baraggia, prima degli spianamenti.

    Dalla metà del secolo, in seguito alla costituzione del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, iniziarono le prime e vere opere infrastrutturali destinate allo sviluppo agricolo e socio-economico del territorio. Vediamo l’excursus.

    Sistemazione e spianamento dei terreni.

    Una delle caratteristiche più tipiche della Baraggia riguardava la particolare situazione dei terreni già coltivati. I fazzoletti di terra che costituivano le camere delle risaie avevano dimensioni minime e incompatibili con una coltivazione razionale ed efficiente. Il settore agricolo in quegli anni al progressivo sviluppo della meccanizzazione, per rendere il lavoro in campagna più facile e più umanamente sostenibile. Grazie allo spianamento dei terreni e all’ampliamento dei campi, negli anni Sessanta anche in Baraggia cominciarono a comparire i primi trattori. Con la sistemazione di circa 11.000 ha di terreno il volto della Baraggia iniziò a cambiare e le condizioni di vita dei suoi abitanti a migliorare.

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    Primi lavori di coltivazione dei terreni baraggivi.

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    Mezzi in azione per spianamenti a Masserano.

    Ristrutturazione dei fabbricati rurali.

    Tra il 1960 e il 1980 il Consorzio fece realizzare le strutture necessarie per le cascine, che spesso coincidevano con le abitazioni. Vennero costruiti silos, essiccatoi, tettoie per il ricovero delle attrezzature, e tutte le pertinenze utili all’azienda agricola. Un totale di 470 interventi per nuovi fabbricati, ristrutturazioni e strutture collegate, con la creazione di importanti complessi rurali.

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    Primi anni '60. Cascina Speranza di Greggio con Ermes Ambrosi e la moglie, in mezzo Carmelo Iacopino.

     

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    Rovasenda: la stalla dei fratelli Martelli in costruzione, complesso aziendale nel cuore della Baraggia.

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    A Masserano, in pieno comprensorio irriguo dell'Ostola, l'azienda della famiglia Saggiorato.

    Elettrificazione. Arriva la corrente!

    Non ultima, l’elettrificazione dei fabbricati rurali interessò ben 360 cascine, con 81 km di linee elettriche a media e bassa tensione su tutto il territorio, fondamentale per lo sviluppo socio-economico della Baraggia. Nelle foto qui in basso si vedono alcuni esempi dei lavori condotti dagli anni Sessanta.

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    Si completa l'elettrificazione rurale della Baraggia.

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    Alla Frazione Vigellio di Salussola, uno dei tanti esempi di bonifica integrale: la strada, l'elettrodotto, l'acqua potabile.

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    L'elettrificazione della Cascina Ernia a Roasio (VC)

    I successivi investimenti del Consorzio furono volti all’approvvigionamento idrico, potabile e a uso irriguo. Ne parleremo nei prossimi post sulla storia della Baraggia.

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